Leningrado a Ivrea

Ascolta! Parla Leningrado… Leningrado suona è diventato uno spettacolo vero e proprio nel novembre 2008, quando è stato messo in scena al Teatro Giacosa di Ivrea.

La trasposizione teatrale conserva la prospettiva radiofonica muovendosi in bilico tra racconto e messinscena. Sul palco non c’è più Ferrentino, ma il suo ruolo di narratore e di primo motore della vicenda viene assorbito da un attore, il quale a sua volta passa il testimone della storia agli altri cinque attori in scena.

Dunque all’inizio i sei personaggi si rivolgono direttamente al pubblico, in qualità di narratori. Solo che ben presto il racconto non basta più, e allora, nemmeno tanto metaforicamente, bisogna mettere i panni dei personaggi e rappresentare la vita di Leningrado assediata.

Al centro della scena c’è un tavolo sommerso da vestiti da indossare e libri da bruciare, una specie di totem dell’assedio attorno al quale si muovono i personaggi. Sono corpi troppo magri che spariscono sotto i cappotti pesanti, infilati a strati, in uno degli inverni più freddi della storia russa. E tuttavia sono corpi che resistono, che cercano di aggrapparsi alla musica e alla speranza di un futuro. Anche le luci riflettono questo contrasto, passando da colori glaciali a sfumature più calde.

Con questo spettacolo ci si sposta più nettamente sul terreno del teatro, ma la radio resta centrale, e non solo come tema. Contano le voci, con e senza eco, in chiaro o radiofoniche. Contano gli effetti sonori, i bombardamenti, gli strumenti che accordano e soprattutto il ticchettio costante del metronomo mandato in onda da Radio Leningrado quando nessuno aveva la forza di parlare.

Per chi ha vissuto l’assedio, il metronomo era il cuore di Leningrado che si ostinava a battere. Per chi l’assedio cerca di raccontarlo oggi, il metronomo è la prova che in questa storia, anche se qualcuno dovesse mai raccontarla al cinema, batterà sempre un cuore radiofonico.

 

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Rassegna Stampa

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